WELLNESS PITTORICO: “L’attesa”

benessere pittura Attesa

Secondo appuntamento con Annick e il suo Wellness Pittorico Questa volta c’illustra un comportamento nel quale ci ritroveremo tutti: la tendenza a rimandare delle scelte che sappiamo dovere prendere!

Se preferisci ascoltarla

Quante volte sai di dovere prendere una decisione e invece la rimandi?

“Vedremo, più tardi, aspetto ancora un po’, domani sicuro, o forse dopo domani…”

Speri che per magia, il tempo che passa libererà la strada: qualche cosa succederà di sicuro che renderà tutto chiaro e risolverà la situazione al posto tuo.

Tutti noi, prima o poi, ci troviamo in questa situazione, per piccole cose e grandi sfide.

Abbiamo paura di affrontare le conseguenze delle nostre scelte. Semplicemente.

Eppure che cosa succederebbe di così pericoloso se tu mobilizzassi le tue forze e le tue conoscenze per agire in modo autonomo invece di aspettare che magari qualcuno d’altro decida al tuo posto?

Che cosa preferisci? Guardare passivamente la tua vita svolgersi senza di te oppure decidere che, qualsiasi scelta tu possa fare, almeno sarà la TUA e saprai assumerne le conseguenze?

L’opera che ti presento oggi è la storia di una donna che sicuramente ha avviato il processo di scelta ma solo in parte e adesso affronta i suoi dubbi.

Seguila nel suo viaggio.

Ho dipinto “L’attesa” nel 1999. A prima vista, è un tipico pannello decorativo a Trompe l’Oeil cioè inganno per l’occhio, ideale sopra un letto o un divano. Misura 2m30×1m50. Solo oggi mi rendo conto quanto riflette la mia situazione dell’epoca.

Guardalo bene, cerchi di immergerti nella scena, di diventarne protagonista e ascolta le sensazioni che ti vengono. Siamo tutti diversi, non c’è nessun’emozione giusta o sbagliata. Quello che ti propongo è solo la mia interpretazione. Se mi vuoi fare sapere la tua, ne sarò ben felice.

Secondo te, qual è il punto focale della composizione? Per me, anche se è piccola in lontananza, è questa donna nuda. Ti gira le spalle e contempla l’orizzonte o il mare, senza essere minimamente interessata a ciò che ha lasciato dietro.

Una ringhiera la separa dal mondo presente. L’eleganza del disegno non maschera il verde grigio che sta invadendo il metallo. Questo presente si sta corrodendo e lo sa.

Delle teste di sfingi incorniciano due aperture nella barra superiore. Una sfinge è un animale mitico meta aquila e meta leone. Lei si sente capace di acquistare la conoscenza dell’aquila per passare l’ostacolo, ma non si sente la forza del leone che, in effetti, è assente.

Intanto queste aperture le danno l’impressione rassicurante di poter tornare indietro se cambia idea.

Appena superata la barriera, si è spogliata del suo vestito scegliendo la nudità della Verità invece dell’illusione del Parere.

Uno splendido pappagallo è pure rimasto indietro. Dove va lei, non le serve più il parlare futile, vuoto di senso.

Nel suo passato, sul lato sinistro, ha anche abbandonato un largo cappello e dei guanti protettivi. Da ora in poi, con la sua testa nuda accetta di ricevere l’energia spirituale tramite la sommità del cranio, il 7° chakra liberato.

Le sue mani nude le permettono finalmente di lasciare il suo impronto personale.

Come nella “Ragazza con l’aquilone”, il passato è raffigurato da una massa rocciosa imponente. Arida, con poca vegetazione, è sormontata da una torre, la famosa torre d’avorio, sinonimo d’isolamento e di chiusura.

La parte destra del quadro da senza dubbio, l’impressione di un’apertura più grande ma la donna rimane ancora bloccata nel suo futuro da una parete rocciosa. Per accedere al mare libero, deve trovare il coraggio di raggiungere il largo.

Le uniche piante in vaso sul terrazzo sono dei bonsai. Pure essendo splendidi specimen dell’arte botanico, non diffondono una sensazione d’espansione illimitata ma piuttosto di crescita totalmente controllata e contenuta.

La donna ha attraversato il terrazzo, in un certo senso guidata dalla struttura della pergola. Le colonne di pietra nella loro verticalità svolgono il compito d’intermediario tra cielo e terra, tra l’umano e il divino. La loro solidità di pietra, destinata a durare nel tempo, sostiene delle asse di legno orizzontali. Il legno viene dall’albero, un simbolo maggiore di vita.

Un glicine si sviluppa attorno alle assi. I suoi grappoli viola evocano la spiritualità e la loro forma punta verso il basso, come un indicatore che l’energia divina viene in aiuto al piano materiale nel quale si muove la donna.

Quando dico “si muove”… in realtà è immobile, seduta sul primo gradino di una scala che indoviniamo scendendo verso l’acqua di un mare immoto. Ha abbandonato le comodità dei cuscini e della sdraia e si tiene sulla soglia di questa scala che visualizzo ripida, tortuosa, tagliata in piena roccia.

Contempla l’unico accesso al mare, un po’ difficile, stancante, chi sa… forse rischioso. Esita. Il mare sembra così calmo, quasi dormiente, nell’attesa del buon volere della donna. Ma lei ha paura, non è sicura. Non è sicura d’essere pronta a lasciare indietro la sua vecchia vita per tuffarsi nelle profondità sconosciute del suo inconscio.

Allora aspetta. Aspetta il momento giusto.

E se non dovesse mai arrivare?

Annick

www.AnnickAugierArt.com

Related posts

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply